
Non proprio la No New York del XX secolo come qualcuno ha ipotizzato, ma poco ci manca. Gli ingredienti, come vedremo, ci sono tutti. A dare ragione o torto solo il tempo, grande scultore. Per adesso accontentiamoci di un disco, anzi tre visto che di triplo LP in box si tratta, in cui sfilano alcuni dei più perversi e brutti ceffi della scena sotterranea americana. Provenienza ovviamente NY, epicentro degli sconquassi musicali degli ultimi 30 anni; ambito musicale, quel mood primitivistico e da malsano back-to-nature che sembra attrarre da qualche anno svariati acts di un underground sempre meno tale: Black Dice, Animal Collective, Excepter, Liars.
Qui però il baricentro si sposta maleficamente un gradino più in là rispetto alle prove tutto sommato accessibili e hype come quelle dei suddetti. Qui ci si trova di fronte all’imputridimento di quelle coordinate, al fratello deforme nascosto nei sotterranei di casa, alla violenta lacerazione di un tessuto strutturale che sembra avere ben poco di umano. E che invece di umano ha molto, a partire dal filo conduttore: un uso (e soprattutto abuso) della percussione, acustica, elettronica, trovata, inventata sicuramente non innovativo, ma ferocemente e realisticamente nauseabondo proprio come quelle periferie dell’impero che la compilation (forse) vuole descrivere. Il risultato è un distorto e maleodorante monolite noise-percussivo che annienta l’ascoltatore piegandolo ai suoi voleri, sfruttando di volta in volta connotati personali: da apocalisse swansiana per Sword Heaven, di una ripugnante deriva black metal industriale per Greyskull e giù giù per tutte le sfumature intermedie fino ad arrivare a quelli da world music in disfacimento urbano di Aa (i più messi a fuoco del lotto).
Due perle: lo schizoide l’autismo tribale della Psychic Connection del padrone di casa Brian Miller (Foot Village) e l’estatico fall-out post-atomico di Rainbow Blanket.
Cosa resta al termine delle due ore? Dubbi (pochi) e mal d’orecchie (tanto), molto livore ma soprattutto curiosità a non finire per gli sviluppi futuri di quello che sembrerebbe niente più di un ready-made. Solo il tempo ci saprà dire se Pisspounder è la versione 2.0 di No New York. Per adesso (7.2/10).