
Ci vorrebbero poche parole per realizzare una simbiosi metaforica con il contenuto profondamente minimal techno di questo CD (o doppio vinile in edizione limitata). Del resto, la persona avvezza a tale musica saprà di cosa si tratta, quando gli diremo che Expansion | Contraction è un AA. VV. che esce per la Minus Records.
I technoster contemplati nella tracklist sono tutti già acquisiti dalla Minus, infatti, e anzi le tracce scelte sono tratte da album nel catalogo dell’etichetta, il che vuol dire anche che questo disco è un ottimo biglietto da visita per la stessa, un modo ideale per farsi un’idea, ma non è una selezione promozionale. L’unica eccezione è Dubfire (altresì detto Ali); da lui partiamo, per segnalare la strisciata di rumore che interviene in Emissions e nella sua paranoia discreta, a squarciare il rapporto tra suono e silenzio a cui l’orecchio si era abituato ascoltando il brano.
Eccoci al punto: il fatto è che Expansion | Contraction non è solo un disco di genere, quindi consigliabile unicamente a chi già lo apprezza (da questo punto di vista questa compila non brilla certo di originalità), ma anche un’operazione concettuale e audiofila che può interessare a qualcuno in più. Qui si gioca a fioretto con il modo in cui il tempo e lo spazio isolano (Risk Assessment di Plastikman, forse il vero compilatore) e circuiscono il silenzio attraverso il rumore; ciò che emerge, appunto, è il concetto di espandere (in un grande ambiente) la contrazione, o, viceversa, contrarre l’espansione di un suono; attraverso la reiterazione di un battito chiuso in se stesso o il suo sviluppo espanso in un tempo contratto. Marc Houle, in Porch, per esempio, gioca con l’accelerazione (e il rallentamento) molecolare di un tasto-solo (e dei nostri neuroni); il risultato è impressionante, non lascia indifferenti, soprattutto a pensare alla semplicità della trovata. E infatti il piano concettuale, in questa raccolta, è sostenuto e arricchito dalle trovate abbacinanti (ma mai ostentate) di questi creatori (non vale un esempio solo). Quel che è secreto è allora materia da impianti di alta fedeltà, dove godere dell’assurdità di immaginarsi, stravaccati su un divano, a ballare per ore questa musica.
(7.2/10)