
Yesterday's New Quintet, dove quel "new" si riferisce ad una nuova concezione di quintetto. Quello in oggetto, infatti, è composto da una sola persona: Madlib aka Otis Jackson Jr, ovvero un bel po' di altre incarnazioni eminentemente fittizie eppure così tangibili, almeno dal punto di vista sonoro che poi è quello che c'interessa. E' lui l'autore di ogni suono presente in questo Yesterday's Universe. Cercando di fare un po' d'ordine, ammesso che il sottoscritto abbia capito bene, il caro Otis - già dj, beatmaker e rapper - ha deciso di spingere forte sul pedale del jazz, d'altronde non si è nipoti di Jon Faddis (trombettista per Mingus e Gillespie tra gli altri) a caso. Così, mette il cappello del suo fantomatico quintetto su questa magmatica e composita raccolta di quindici pezzi che esplora, grazie all'aiuto di solerti amici come The Jazzistic, Ahmad Miller, Jackson Conti e altri - tutti, ovviamente, moniker del Nostro - istanze & conseguenze jazz dall'hard bop in avanti mischiandole a visioni hip-hop ed aciderie esotiche. Tutto chiaro, no? No? Non preoccupatevi.
Sappiate solo che l'ascolto è un'avventura stordente, talora anche "easy" se vogliamo, col suo spalmare organi a passo soul (She's Gonna Stay) e speziare di sitar una rumba luccicosa (One For The Monica Lingas Band). Più spesso però prevale la tensione fusion, dando vita a torve escursioni Tortoise (Vibes From The Tribes Suite) e mitraglie funk-psych come il Davis di On The Corner suonato dai Funkadelic (Street Talkin'). A proposito del mago Miles, è perlomeno doveroso citare una rilettura Bitches Brew talmente tumida che finisce per sembrare l'alter-ego tossico di A Love Supreme, anche se le mie tracce preferite sono quella specie di kraut jazz (?) che risponde al nome di Marcus, Martin & Malcolm e quella Mtume's Song immersa in un brodo bossa radioattivo di percussioni liquide, organo, piano elettrico, chitarra...
Inevitabile qualche difettuccio: ad esempio i ragli free di Slave Riot sembrano un mero esercizio citazionista, inoltre si eccede col latin-tinge e l'ipnotismo vetroso (le due cose vanno spesso assieme) finendo col prostrare anche i più volenterosi. Ma un’estetica dell'eccesso fa parte di progetti del genere. No?
(7.1/10)