
È forse la sensibilità l'aspetto che più colpisce dell'esordio discografico di Luca Mazzieri. Una malinconia diffusa mixata a beats dance minimali e ragnatele di pianoforte, armonie sussurrate e voci fuori campo, capace di colpire senza far male, di proporsi senza imporre, di dichiararsi semplicemente per quello che è: un linguaggio. Che in quanto tale, non pretende di essere compreso senza fatica, non aspira a suonare familiare nell'immediato, preferendo farsi passare più per “esigenza comunicativa” che per musica destinata ai “fasti” dell'indie autoctono più cool.
Il risultato è un lavoro interessante, due tracce su vinile che per ora si accontentano di parlare a bassa voce. Il futuro, però, sembra roseo.
(6.5/10)