
Il luminoso incedere di Dia Artio con quelle sue tastiere e chitarre psych, non è esattamente il tipico inizio che ti aspetteresti da un disco di black metal. È solo con la successiva Behold The Vastness And Sorrow che ci rendiamo conto di come il germe oscuro dei Celtic Frost e dei Bathory abbia posto le sue radici anche a Olympia, nel freddo nord-ovest dell’Impero americano. Da lì provengono i tre Wolves In The Throne Room, autori di questo Two Hunters che esce per l’etichetta “colpevole” della rinascita metal degli ultimi anni, la Southern Lord ovviamente. Il loro black metal pur mantenendo furia e velocità tipica dei maestri norvegesi (Mayhem in primis), si lascia ibridare da influenze che spaziano dai My Bloody Valentine passando per il folk apocalittico dei Current 93 fino toccare un certo post-rock chitarristico. Di sicuro una delle sorprese dell’anno in ambito metal, e non solo; ma soprattutto questa loro apertura mentale rende il disco appetibile anche a tutti quelli che pensano che black metal voglia dire solo corpse paint, chiese bruciate ed omicidi. (7.0/10)

Il progetto del losangelino Malefic, aka Xasthur, famoso per frequentare il salotto dei Sunn O))), non lo si scopre adesso. Attivo fin dagli anni Novanta il suo progetto è sempre stato caratterizzato da velocità insostenibili, voce da animale scuoiato e da arpeggi funerei. Questo Defective Epitaph non deluderà di certo i suoi fan, pur evidenziando piccole ed apprezzabili variazioni come in A Memorial To The Waste Of The Life, la cosa più vicina ad una ballata che Malefic possa produrre, e in Unblessed Me, dove gli ultimi Earth non sono poi così lontani.
(6.7/10)