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Willowz – Chautauqua (Dim Mak / Goodfellas, 26 marzo 2007)

di Stefano Renzi

Tre uomini ed una donna: camicie prese in prestito dal guardaroba privato di Gram Parsons, acconciature rétro ed una (in)sana passione per le sonorità garage/blues/hard rock di matrice seventies.

Avrebbero tutte le carte in regola questi Willowz per piacere e farsi piacere, intrappolati come sembrano essere in quella polverosa America di provincia dove ancora è sensazionale farsi d’allucinogeni ed eroina, quell’America dove anche gli immigrati messicani votano repubblicano, quell’America dove il KKK si diverte ancora ad impiccare la gente, e la pelle di un negro vale meno della suola di una scarpa, quell’America dove il rock and roll è ancora un sogno da inseguire e non da distruggere.

Eppure, le canzoni contenute in questo loro nuovo album (il quarto della serie) Chautauqua non riescono a decollare, pulite ed ordinate come appena uscite dallo studio di registrazione di un Quincy Jones qualunque, imbevute di Coca Cola più che di whiskey come sarebbe lecito attendersi da ceffi e ceffe del genere. Tutto fumo (e di pessima qualità) pochissimo arrosto, sia quando si cerca disperatamente il pezzo alla Wolfmother (Nobody, Bewere, Take A Look Around) sia quando ci si avventura, rischiando il crollo verticale, in territori ostili fatti di country-rock e slide guitar (Jubilee), crollo che, puntualmente, arriva poco dopo quando il quartetto tenta la carta della ballata strappalacrime, penosamente inzuppata di archi e finale hard (Evil Son). Ed è un peccato, perché la tipa, a suo modo, sarebbe anche molto sexy.

(5.0/10)

 

  • hard/garage/rock
  1. Beware
  2. Take a Look Around
  3. Jubilee
  4. Nobody
  5. Evil Son
  6. Siren Song
  7. Warship
  8. All I Need
  9. Waiting to Fall
  10. Choose a Side
  11. Once and a While
  12. Big Knob
  13. Yesterdays Lost
  14. Lonesome Gods