
Dal North Carolina una nuova proposta che potrebbe alleviare i malumori di chi non ha ancora digerito lo split dei Grandaddy, il rincoglionimento di Corgan e l'inevitabile esaurimento della vena Neil Young. Difatti, in questo The Lonesome Sea - uscito nel 2004 ma solo oggi distribuito in Europa - il chitarrista e cantante Wayne Robbins cospira assieme ai quattro Hellsayers (basso, batteria, chitarre e tastiere) un folk psichedelico languido, fiabesco, aspro, sognante. Capace fin dall'iniziale Time Is A Bird In Your Eyes di sciorinare una rumba desertica tra lap steel dolciastra e riverberi brumosi degna delle antiche ballads Smashing Pumpkins col sovrappiù delle impalpabili angosce Jason Lytle. Per poi addomesticare l'impeto dello Young periodo Mirrorball tra preziosismi pop à la Wilco nella successiva Sarah's Lament.
Il botto d'inizio scaletta si completa con la setosa apprensione di Jesus, che prima arpeggia dylaniana e poi deflagra in squarci noise flaminglipsiani. A questo punto è il caso di chiedersi con cosa abbiamo a che fare. Va detto che la scrittura è duttile e la calligrafia ben definita, radicate nella tradizione west coast (il luccicoso indolenzimento di Sunset Ode, il valzer accorato coi cori CSN&Y di Queen Anne's Revenge) ma capaci di coniugarsi wave/pop (il distillato Yo La Tengo/Tom Petty di Forgiveness) e stemperare moderne acidità folk blues (la caliginosa Edith's Dream, liquori e asprezze tra Lanegan e Molina). Tuttavia, qualcosa non convince ed obbliga a stare sul chi vive: sarà per quell'aria un po' automatica, come d'una catena di conseguenze al servizio di un talento appena sopra la media. In questi casi, le opere seconde sono illuminanti. Non dovremo attendere molto. Anzi, molto poco, a quanto si dice.
(6.5/10)