
La diresti provenire dalla Istanbul di Omar Pamuk, crocevia di culture e destini diversi, talora avversi - o poter sostituire splendidamente la già valida colonna sonora del recente Crossing The Bridge, documentario di Fatih Akin dedicato alla capitale della Turchia e ai vigorosi flussi vitali che la innervano senza posa -: invece, e un po’ a sorpresa, scopri che la musica dei Thilges proviene dall’epicentro della cultura mitteleuropea. Viennese, il progetto Thilges 3 nasce nel 2000 come generatore di colonne sonore site specific - quelle che loro definiscono social acoustics e che confluiscono in una serie di curatissimi CD-R -, grazie alle menti creative di Gammon, Nik Hummer e Armin Steiner a loro agio soprattutto con sintetizzatori e strumentazione vintage.
Fuori Steiner, e di conseguenza aggiornata la ragione sociale, ai Thilges viene commissionata nel 2003 una colonna sonora: è lo spunto per iniziare a collaborare con il celebre suonatore di oud Asim Al Chalabi - che interviene nel vivo del processo compositivo - e con altri musicisti tradizionali di musica orientale. Quella che si ascolta in La Double Absence diviene così una elettroacustica - con una certa inflessione sulla dizione acustica - del tutto peculiare, capace di far convivere un discreto flusso di scorie elettroniche generate grazie ai sintetizzatori di Gammon ed Hummer - a questo, in fin dei conti, si riduce la componente elettronica del suono - con sonorità d’Oriente.
Izdiucz, commistione, è la parola chiave per avvicinarsi ad una musica che accompagna l’ascoltatore lungo un lungo viaggio verso est - dove est può significare tanto raga indiano, quanto folk dei Balcani. Dove il concetto di est, per una volta, proprio come vorrebbe Pamuk, non è definito semplicemente a contrario rispetto a quello, speculare, di ovest.
(6.5/10)