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The World On Higher Downs – Land Patterns (Plop / Wide, 6 luglio 2007)

di Andrea Provinciali

The World On Higher Downs è un ambizioso quartetto statunitense che muove i suoi primi ma sicuri passi su territori tradizionalmente post-rock. Ambizioso perché Land Patterns, nonostante rappresenti il loro esordio discografico, è il prodotto finale di una longeva e solida collaborazione tra i quattro componenti della band. Quest’ultimi, provenienti da città diverse del Wisconsin, sono tutti eccelsi polistrumentisti in grado di coniugare perfettamente strumentazioni acustiche a suoni digitali. È proprio la maestria tecnica dei Nostri a infondere all’album una maturità stilistica raramente rintracciabile agli esordi: ecco perché questo album sembra tutto tranne che il loro debutto assoluto.
Sicuramente tutto ciò va a discapito di quell’urgenza sonora che invece è propria delle prove prime. Effettivamente nelle otto tracce che compongono questo lentissimo condensato post-rock non sono registrate né aperture profondamente melodiche né esplosioni di suono in crescendo. Ma lodevole e degna di nota è la loro ricerca sonora, la loro cura per ogni singola nota. Niente è fuori posto: inserti percussivi, sintetizzatori, partiture sinfoniche, organi, chitarre acustiche, tastiere riescono perfettamente a convivere senza mai sovraccaricare troppo il suono. Il giusto dosare gli elementi risulta di una perfezione quasi maniacale.
Le influenze più evidenti sono quelle di band dal calibro di Stars Of The Lid e Labradford, con l’aggiunta di un sottofondo elettronico alla Fennesz. Molto lontane invece sono quelle shoegaze che i Nostri riportano sulla loro pagina di Myspace; forse soltanto in qualche episodio (Sun Court) alcune atmosfere riescono a evocare quelle sommesse e nostalgiche tipiche degli Slowdive.
Unica nota dolente è rappresentata dal fatto che la loro proposta musicale rimane sempre sospesa staticamente sulla stessa quieta dimensione; difficilmente vengono toccati alti e bassi, pieni e vuoti. L’album risulta così fin troppo omogeneo e ripetitivo: gli episodi che lo compongono finiscono per assomigliarsi tutti tra loro. Ecco che forse una certa ingenua spontaneità propria dei debutti, in questo caso, non avrebbe fatto altro che giovare al risultato finale, andando così a coronare perfettamente quella altissima ed encomiabile precisione stilistica dei The World On Higher Downs.

(6.3/10)

 

  • post-rock
  1. Euclid
  2. A Muted Street Song
  3. Two Aged Windows
  4. Ascension And
  5. Her Static Will
  6. Waterpath St
  7. Alpine Low
  8. Sun Court