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The Cannery – There Is Life In This Old Land (Awful Bliss, 15 settembre 2007)

di Fabrizio Zampighi

A volte basta poco per regalare emozioni: una chitarra acustica indolenzita, una pedal steel un po' ruffiana, qualche colpo ben assestato di fingerpicking, la voce di chi si è svegliato presto la mattina senza aver dormito a sufficienza. O magari la sensazione che chi sta suonando lo faccia esclusivamente per questioni legate ad una necessità interiore e non come attività collaterale, da intraprendere tra un'aggiustatina ai capelli prima di salire sul palco e un'intervista rosa shocking da rilasciare alla stampa.
There Is Life In This Old Land rientra in questa categoria, con il suo folk ingiallito in bilico tra tradizione americana e canzone d'autore, l'incedere lento e rurale, il country sottopelle, il potere taumaturgico delle otto stazioni di questo viaggio verso Ovest. Otto tappe più à la Mojave 3 che in stile Dylan,  sospese e ristoratrici (It Ain't), eleganti e intense (Starshuttle e Just Semptember), malinconiche e misurate (Through Rivers e New Machine). Alla guida della Buick scassata ma indomita che attraversa i cinquanta minuti del disco, Roger Ridelbauer (Transmission, Jolie Holland, Boxcar Saints) e Charles Sommer (Halifax Pier), più qualche amico della Bay Area fatto accomodare sui sedili posteriori tra contrabbasso, batteria, violoncello e tromba. Un gruppetto scapigliato e senza aspirazioni particolari, capace tuttavia di perdersi piacevolmente tra le pieghe di una musica disciplinata, essenziale, dal passo elegante.

(6.7/10)

 

  • folk
  1. Feeling Country
  2. Starshuttle
  3. Just September
  4. Through Rivers
  5. 'Til Halloween
  6. Hold The Ghost
  7. It Ain't
  8. New Machine