Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Suzanne’s Silver – The Crying Mary (Radio Is Down Rec., 15 aprile 2007)

di Vincenzo Santarcangelo

I segni, visibili, tangibili - soprattutto fino a qualche anno fa - impressi nell’humus culturale della Sicilia dalle scorribande del noise a stelle e strisce – e di alcuni gruppi in particolare: Fugazi, Shellac, June of 44 -   sembrano essere secondi, per profondità e radicazione, solo a quelli lasciati, in epoca storica, dalle invasioni arabe e normanne. I Suzanne’s Silver, formatisi in quel di Siracusa nel 1998 - e quando sennò -, approdano, dopo un EP autoprodotto nel 2003, alla corte dell’etichetta statunitense Radio Is Down (nel catalogo anche i Bellini dei coniugi Tilotta). Lo fanno con un album - registrato nel 2006 grazie anche alle provvigioni tecniche assicurate da Sacha Tilotta e Alfredo Musumeci - che ha mandato a memoria la lezione dell’indie rumoroso anni ‘90 e la integra con dilatazioni e divagazioni cerebrali tipicamente post.
L’umore complessivo di questi quaranta minuti scarsi ha come referente immediato un suono ben riconoscibile, i seminali Bastro, i primi June Of 44, gli Shipping News a questi ultimi ancora legati da cordone ombelicale: le strutture dell’hardcore rallentate e dilatate all’infinito (Amongst The Orange Groves), dunque, gli arpeggi svogliati di una chitarra che vaga senza meta apparente (in President ha un vago sapore di blues); la voce ora urlata (Gun), ora sussurrata (Pages), ora salmodiante e recitativa (in Dirty Black Slope Ink è un poema di Bukowski a fornire le parole); una sezione ritmica talvolta accomodante, più spesso mutevole e capricciosa (Io Ti Sbrango, le incostanze strutturali in odor di Uzeda in Moon).
La padronanza della materia è notevole, una ricerca quasi sempre intelligente su ritmo e melodia e soluzioni impreviste, talvolta idealmente imparentate a certo progressive (Sand), elevano il livello qualitativo al di sopra della sufficienza. Ma l’impressione che il tutto stia avvenendo maledettamente fuori tempo massimo è spesso imperante, lì, dietro ogni spigolo (acuminato) di arrangiamento, sotto la spessa coltre di dissonanza caparbiamente cercata.

(6.3/10)

 

  • noise rock, post-hardcore
  1. Amongst The Orange Groves
  2. Io Ti Sbrango
  3. Pages
  4. Dirty Black Slope Ink
  5. Moon
  6. Sand
  7. President
  8. My Pink Head
  9. Gun