
Nuova etichetta (la Hollywood, almeno per quello che riguarda il mercato americano) e nuovo chitarrista (Keeley Davis) per gli Sparta dell’ex At The Drive In Jim Ward, formazione oramai più che rodata che con Threes taglia il traguardo del terzo album in appena un lustro di carriera.
Cinque anni durante i quali la band di El Paso ha progressivamente mutato il proprio approccio spostandosi dal pop/post-hardcore degli esordi verso un più comodo (commercialmente parlando) sound di ispirazione emo, figlio tanto di certa new wave inglese quanto del più rumoroso rock mainstream degli ultimi anni.
Il “classico” connubio tra elettricità e melodia, dunque, semplice sulla carta ma altamente difficoltoso da metter in pratica, soprattutto quando non si riescono a dosare bene gli elementi a disposizione. Gli Sparta, dal canto loro, le provano un po’ tutte regalando melodie di puro stampo U2 (Erase It Again, Atlas, The Most Vicious Crime), mostrando muscoli e steroidi di marca System Of A Down (Unstistch Back Control, Weather The Storm) e sfiorando addirittura il ridicolo con un brano che pure i Coldplay avrebbero avuto la dignità ed il buon gusto di non incidere (Translations).
Detto questo, non ci stupiremmo affatto se Threes incontrasse il favore del pubblico e di parte degli addetti ai lavori, del resto, è il momento adatto per puntare su questo tipo di sonorità e la band texana pare abbastanza scaltra da poter trarre il massimo vantaggio da una situazione del genere. Se nella prossima stagione di O.C. qualcuno avrà l’accortezza di farli partecipare all’evento il botto è assicurato, anche se noi, che amiamo intrattenerci con altri tipi di telefilm, non possiamo che rimanere indifferenti a tutto ciò.
(5.0/10)