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Skallander - Self Titled (Type / Wide, 27 agosto 2007)

di Edoardo Bridda

Uscita decisamente drakeiana per l’etichetta inglese specializzata in elettronica e foreste nere, come dire che i due neozelandesi Matthew Mitchell (chitarra) e Bevan Smith (elettronica) unici detentori del progetto, preferiscono rimanere vicini alle bronze del focolare che addentrarsi nel thrilling della casa (Xela e Svarte Greiner). La loro musica si nutre di crepuscoli e dell’intimità di pochi amici ma non aspettatevi la solita parata di spettri dal volto gentile, incensi gotici e trovate barocche.

A parte un raga-psych lisergico in coda (Surviving In 45 Below), Skallander è un progetto di raffinato semi-isolamento, lontano dalle freakerie neocosmiche, e più vicino al pop Sixties californiano (Flesh Born Constellation, Misery), come ai migliori Kings Of Convenience virati seppia (Dusting The Gallows), oppure alle riflessioni adulte di stampo Low (Ingrain), il brio di certo folk baronetto (Dismemberment, Time Is Only A Revolution). Ciò che c’è di buono è una scrittura sopra la media, per di più basata su pochissimo: arpeggi e calibrati inserti ambient (come d’archi “finti” eppur caldissimi). È la terza prova omonima a firma Skallander, la prima su Type. E se qualcuno pensa che l’etichetta abbia preso un prodotto mediano si sbaglia di grosso.

(7.0/10)

 

  • folk
  1. Haala
  2. ListenForgiven
  3. ListenDismemberment
  4. ListenFlesh Born Constellation
  5. ListenDusting the Gallows
  6. ListenIngrain
  7. ListenMisery
  8. ListenFuture Life
  9. ListenTime is only a Revlolution
  10. ListenSurviving in 45 Below