Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Shining - Grindstone (Rune Grammofon / Wide, 29 gennaio 2007)

di Michele Saran

Signore e signori, un nuovo (sotto-)genere è servito. Si chiama kitsch-core, e a inventarlo, codificarlo e apportarvi scrupolosa manutenzione sono stati questi quattro norvegesi, già alle prese con un giro tutto loro (anche alle prese con dei certi Jaga) che si sono autodotati di rara coerenza e (anti-) piacevolezza d’ascolto.  Già con In The Kingdom Of Kitsch You Will Be A Monster (Rune Grammofon, 2005) eravamo davanti a una bella scorpacciata di elettronica teorica e applicata (a devastazioni jazzcore, a tirate malsane, a indelicatezze stilistiche): qui la schizo-follia diventa semplicemente dogma inc(ont)rollabile.

Si parte, guardacaso, con la title track del disco precedente: attacca brutale pattoniano, cambio prog-fusion con venature noir, flauti Jethro Tull in salamoia, synth ultra-tamarri, sagra dell’esoso. Il regno del kitsch, precisamente. E poi lo splendido Psalm, roba che sembra uscita dalle menti raffinate del Boxhead Ensemble e quindi centrifugato da sibili e distorsioni pesantissime, crescendi della sezione ritmica minacciosa tribaloide/industriale, vocalizzi di soprano morriconiano, cut-up, folgorazioni collettive electro-dissonanti.

Il contorno, da bravi gourmet, è niente popodimeno che teatrino pinocchiesco con disturbi delle chitarre (1:4:9), sortite Tomahawk (Asa Nisi Masa), tango che scimmiotta a mo’ di Wendy Carlos un oldies dei ’40 (Moonchild Mindgames), ibrido speed-metal/Henry Cow (Stalemate Longan Runner), riffoni Neurosis e jam acrobatiche (Fight Dusk With Dawn) e - rullo di tamburi - concertazione Bach-iana di moog mellifluo che termina con una fanfara pacioccona delle tastiere.

E’ un disco che sembra fare a gara di chi la spara più grossa. Ma è anche il loro più angoloso, sconcertante, sordido, quasi senza speranza. Non c’è solo la volontà eretica o lo spunto caricaturale, c’è una sottile carica psicotica degnamente ritradotta in scale, accordi, linee melodiche, e a sua volta immersa in caterve di dissonanze. E’ un processo subliminale che ha a che fare con i migliori parti del rock progressivo. Un nuovo genere, appunto.

(7.0/10)

  1.  In The Kingdom Of Kitsch You Will Be A Monster
  2.  Winterreise
  3.  Stalemate Longan Runner
  4.  To Be Proud Of Crystal Colors Is To Live Again
  5.  Moonchild Mindgames
  6.  The Red Room
  7.  Asa Nisi Masa
  8.  To Be Proud Of Crystal Colors Is To Live Again
  9.  Psalm
  10.  -... .- -.-. ....
  11.  1:4:9
  12.  Fight Dusk With Dawn