
Autoproduzione a base di lucide liriche e chitarre taglienti, fieramente indipendente e crudamente nitida nella sua disamina della contemporaneità. Nessuno canterà (e ne ha cantato in 10 anni di attività) le lodi di Seminole, collettivo torinese del giro dei centri sociali, ed è un peccato. Non tutti i vermi diventano farfalle è un disco breve, intenso e orgogliosamente contro che seppur sfruttando un impianto tipicamente noise-rock ha dalla sua una lucidità nelle liriche che sembra riaccendere quel fuoco mai spento nel ventre della Torino antagonista.
La tensione è sempre alta grazie alle chitarre che riecheggiano alcuni passaggi alla Massimo Volume ma è grazie agli intrecci tra strumenti e pensiero che lo scarto assume i toni della sorpresa.
La cosa peggiore – suggeriscono – è restare indifferenti. E noi confermiamo in pieno.
Dura è la vita della provincia, ma finché gente come Seminole scatterà istantanee di tale portata riecheggerà sempre quel senso di vaga comunione spirituale che se non risolve il problema almeno aiuta a sentirsi parte di una comunità.
(7.0/10)