
Questo debutto dei glaswegiani Royal We è in realtà a quick one, una sveltina di otto brani registrati e pubblicati in previsione del ritorno in patria della frontwoman e leader Jihae Simmons, che in realtà è di Los Angeles e fino a poco tempo fa la Scozia l’aveva vista soltanto attraverso le cartoline pastello dei Belle & Sebastian. Per una stagione, la band-collettivo che ha messo su in quattro e quattr’otto insieme ad altri cinque musicisti locali è stata la new sensation dell’indie rock made in Glasgow, con veterani della scena come 1990s a far da garanti, fra gli altri, e la Rough Trade ad abboccare all’amo.
In tutta onestà, se mai l’avventura dei Royal We fosse già al capolinea, non avremmo grossi rimpianti. Va bene ispirarsi chiaramente a Fall, Velvet Underground, Pastels, Raincoats; va bene essere più slack dello slack stesso; va bene fare una cover super-ultra-cool come Wicked Game di Chris Isaak (che per di più suscita analogie con la I Heard It Through The Grapevine delle Slits), ma, aldilà dell’evidente concettualità para-reynoldsiana, la consistenza che trapela dal dischetto, pur gaio, divertente e veloce, è lieve lieve come il progetto stesso. All The Rage è ok, e Three Is A Crowd suona come un anthem indipendente; peccato che sembra delle Long Blondes, formazione palesemente affine (e di gran lunga più a fuoco). Della serie: non tutti possono farlo.
(5.5/10)