
Il catalogo della Slowdime, etichetta simbolo del suono di Washington D.C. - quasi una Dischord in chiave minore - aveva fatto posto nel 2001 all’omonimo esordio di una misconosciuta band formatasi due anni prima proprio nella capitale degli Stati Uniti. Il tutto passò abbastanza inosservato, ma Canyon era un disco che sapeva coniugare una scrittura ben radicata nella tradizione Americana con l’immediatezza di un gruppo post-punk zona Dischord - tra i componenti, oltre allo stesso fondatore della Slowdime, John Wall, musicisti con trascorsi in gruppi emo ed indie-rock - ed un’aria di psichedelica rarefatta che ne avvolgeva i nove componimenti.
Evan Berodt, che di quel gruppo faceva parte, raccoglie con Revival i resti di quell’esperienza attualmente in anomalo stallo creativo: Horses Of War è musica Americana, ma suonata con più muscoli, alla maniera di Uncle Tupelo e primi Wilco; canta di whiskey, di storie andate a male e di disperazione (Anniversary), sulle note di una chitarra che spesso sa piangere quanto il violino del Dirty Three Warren Ellis (Fog Rolling In, When You Come Calling). Ma non disdegna le atmosfere più solari di brani che finiscono per stonare decisamente (gli echi emo di Dizzy e Hollywood, l’amabilità Coldplay di Following You) in un contesto complessivo che si palesa, in fin dei conti, piuttosto fragile e discontinuo.
(5.5/10)