
Se anche non si disponesse di alcuna previa informazione nell’accostarsi ad un disco come Südpol, basterebbero nondimeno i primi venti secondi di Altwelber a lasciar ipotizzare che si possa trattare di una produzione tedesca. Meglio, trenta, ché le primigenie pulsazioni del brano, dall’andatura minimale, lasciano addirittura che la mente dell’ascoltatore vada dritta ai primi fondamentali lavori di Steve Reich.
Timo Reuber, da Colonia - al quarto lavoro da solista su Staubgold, anche una delle due menti del progetto Klangwart - si diverte ad incastonare architettonicamente in brani dalla struttura quasi matematica suoni di natura elettronica dotati di spiccata carica psicotropa.
I modelli, lo si sarà intuito, restano i grandi nomi della stagione krautrock, ma ad emergere è una certa preferenza per le propaggini più algide di quel suono (soprattutto Cluster, Kraftwerk e Neu!: si ascolti un brano come Tagebuch), sì che il risultato finale è un estenuante tour-de-force cosmico in immaginarie lande glaciali (Amudsen), una dinamica esplorazione ecologica di ambienti desolati (Auf Auf), che poco (il timido tribalismo di Tausendnadelwind, la melodia abbozzata in Südpol)o nulla concede in amabilità e calore umano. Degna di nota la conclusiva suite in tre parti Steppengraskrieger, che condivide non solo la forma con certa classica contemporanea – soprattutto nel terzo movimento Zuhaus.
(7.0/10)