
Se ne fa un gran parlare, di questi Pyramids. C’è chi dice che siano meglio degli Archie Bronson Outfit , il gruppo principale da dove provengono il batterista Mark Cleveland e il cantante e chitarrista Sam Windett. Ed in effetti la stoffa in questo lavoro eponimo c’è. Un pastone di garage rock psichedelico come ormai neanche i Comets On Fire sono in grado di fare. Una caciara maestosa per fricchettoni post datati dalla lacrimuccia facile per i bei tempi che (non) furono. Amplificatori valvolari e svisate lisergiche spalmati su dieci brani che puzzano di sudore sulle ascelle e forfora sui capelli.
White Disc Of Sun dà il via alle danze dopo la falsa partenza rumoristica di Pyramidy, ed è il trionfo dell’acidità riverberata all’eccesso. Piblokoto è un’ossessione sonora reiterata per cinque lunghissimi minuti, ed è l’apoteosi rock’n’roll dei Pyramids. Guitar Star è il classico “intoppo” stilistico nell’altrimenti monolitica sequenza di canzoni: una serie di arpeggi sospesi il cui unico scopo è far riprendere fiato all’ascoltatore.
I Pyramids pare che abbiano registrato questo disco durante un pomeriggio di improvvisazioni. Si sente la botta da presa diretta. Si sente il tiro rock. Si sente la fibra vigorosa dei brani. Per diventare un album imperdibile sarebbe stato preferibile minor cazzeggio e maggior talento. Ma tant’è. Se si deve parlare di capolavoro – come taluni fanno – tanto vale specificare meglio la portata del giudizio. Capolavoro forse, prescindibile senz’altro. Niente male, in fin dei conti. Anche se detta così sembra un ossimoro.
(6.9/10)