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Pocahaunted/Robedoor – Hunted Gathering (Digitalis, ottobre 2007)

di Antonello Comunale

Prima le dovute presentazioni. Le “pocahontas inquietate” che rispondono al nome di Pocahaunted sono due ragazze losangeline, Bethany e Amanda. I Robedoor sono invece Britt e Alex anche loro figli della città degli angeli. Bethany, Amanda e Britt gestiscono la Not Not Fun, ennesima microlabel di psych drone nata sul modello della Digitalis. Dulcis in fundo Britt e Amanda sono sposati. Una questione di famiglia dunque. La musica dei Robedoor è una pasta drone scurissima tendente al doom vero e proprio e in molti casi assimilabile ai Double Leopards. La musica delle Pocahaunted è invece tutta una questione di echi, tribalismi e cori che si animano sulle vestigia dei nativi americani. Se proprio dobbiamo metterci a fare i giornalisti da tabloid musicale inglese, di quelli che vanno sempre alla ricerca del fenomeno nuovo da pompare, possiamo dire che una delle sorprese dell’anno sono proprio loro. Due femmine del nostro tempo, due che viaggiano in scioltezza su una strada impervia che ha visto deragliare molti. Verrebbe quasi di istinto paragonarle alle Cocorosie, ma Sierra si è dovuta imbottire di acidi (presumibilmente) per partorire un gothic folk schizzato e sconclusionato come quello dei Metallic Falcons.

Bethany e Amanda non si sforzano neppure. Per loro è prassi comune imbastire parabole lisergiche ed echi da fiaba acida come quelli di Roman Nose e Crow Scout. Stilisticamente sono assimilabili a certi Cocteau Twins più annebbiati e in questo doppio album raggiungono il loro capolavoro personale con Warmest Knives una fairy tale di rara efficacia. La bellezza di questo doppio imponente album sta evidentemente nell’alchimia degli opposti. Tanto le Pocahaunted anelano all’alto e lavorano in crescendo, quanto i Robedoor tendono al basso e affogano l’armonia in una pozza nera di droni più scuri della notte. Spectral Outpost e Razed Terrain seguono alla lettera gli insegnamenti dell’indimenticata compagine di Maya Miller. Note sostenute fino allo spasimo, echi vocali alterati in rantoli mefitici, l’uso dei pedali come strumenti per graffiare la tela, una generale aria da apocalisse prossima ventura. Dall’unione degli opposti nasce quindi il capolavoro a quattro mani che dà il titolo al disco e che chiude in sedici minuti ogni ulteriore discorso sul drone folk degli anni 2000.

(7.7/10)

 

  • drone folk
cd 1
  1. Robedoor - Plague Of Settlers
  2. Pocahaunted - Roman Nose
  3. Pocahaunted - Crow Scout
  4. Robedoor - Spectral Outpost
cd 2
  1. Robedoor - Ancestress Moon
  2. Pocahaunted - Warmest Knives
  3. Robedoor - Razed Terrain
  4. Pocahaunted & Robedoor - Hunted Gathering