
Un quartetto un po' così, atipico a prescindere, con quella chitarra elettrificata e il trombone a ricamare sul tappeto ritmico di batteria e contrabbasso. E bizzarro il giusto, giocoso con propaggini meditabonde quando non insidiose, parente del Mirko Guerrini che mischia devozione e dissacrazione, nostalgia e avanscoperta. Paolo Sorge, il chitarrista e mentore dell'operazione, è un classe '68 con il palmares già nutrito di collaborazioni eminenti (da Paolo Fresu a Maurizio Giammarco passando per Gianluigi Trovesi) e un disco in trio (Trinkle Trio, Auand 2003) dedicato alla decostruzione e ricostruzione del verbo monkiano. Monk che aleggia in filigrana nelle sette tracce di questo Slow Food (sentitevi la sghemba pensosità di Linera) per farsi evidente negli sbuffi sghembi e spasmodici di Paranatole.
Anche se, a dire il vero, la tensione arguta di pezzi come l'iniziale Clessidra, l’assorta scioltezza "latin tinge" di Scappa o il fascino ombroso di Blue rimandano alle atmosfere Blue Note dei sessanta, a quel fascinoso sperimentare tra il serioso e l'accattivante che suona ancora oggi come un invito a sintonizzare i pensieri verso frequenze più sottili. La chitarra vagamente Scofield di Sorge ed il trombone arguto e un po' saltimbanco di Tony Cattano giocano a blandirsi ed inseguirsi nel teatrino drammaturgico della quieta irrequietezza, vagolano tra vampe impro con la linea del traguardo sempre al centro dell'obiettivo ed il mood saldamente al guinzaglio. Alla fine il cerchio si chiude con sapienza: la palpitante rilettura del Prelude Op. 48 n. 2 di Scriabin può liberare tutto il suadente abbandono di romanticismi mai davvero passati. Un piatto da assaporarsi molte volte. Senza fretta.
(7.1/10)