
Dal 1999, anno di pubblicazione di Trees Hold Time, suo primo disco, molte cose sono cambiate nella vita di Andria Degens, in arte Pantaleimon, e la sua musica è cambiata di conseguenza. Come afferma lei stessa il carattere ruvido e senza baricentro di quel disco era in qualche modo diretta conseguenza del suo stile di vita, all’epoca nomade e “hobo-like”. Mercy Oceans è probabilmente il suo opposto. Un lavoro molto meditato, la cui gestazione si è protratta per due anni e mezzo, passando per vari studi di registrazione, con la benedizione degli amici di sempre: Colin Potter e David Tibet.
Mercy Oceans ha una purezza di intenti che è propria solo delle migliori pagine del british folk di cui Pantaleimon rappresenta la più credibile discendente. Un disco che si beneficia di comparsate eccellenti come Baby Dee, Isobel Campbell, Keith Wood (Hush Arbors), e John Contreras e che manifesta la sua ragion d’essere sulla base di arrangiamenti dal carattere quanto mai minimal. Under the Water è solo lei e la sua chitarra, doppiata appena in un paio di punti. La magnifica elegia di We Love ha giusto qualche intervento in più: una base di tastiera, le doppie voci e basta così. Andria non ha bisogno di particolari trucchetti per esaltare la qualità delle sue canzoni. Solo la bellissima Born Into You fa sprecare un paio di tracce in più in fase di missaggio. Lei sa che il folk è un linguaggio che basta a se stesso per toccare le corde giuste che si hanno dentro. Così The Sun Came Out, Raw Heart, At Dawn sono brani dalla malia classica. Una questione di scrittura e di immedesimazione nelle propria voce e nelle proprie parole. Ieri c’erano Nick Drake e Anne Briggs. Oggi c’è Andria Degens, in arte Pantaleimon.
(7.3/10)