
Che noia la retorica. Quanti dischi abbiamo recensito di indiepop per chitarre dilatate e elettronica (leggi Tarwater), confusioni shoegaze e found voices folk (leggi Tunng)? Quanti di loro possedevano un cantautorato umile e agrodolce, sognate e melanconico? Di dischi così ne usciranno almeno una decina al mese e la Morr, che ne ha fatto un format, c’ha messo pure una bella lastra sopra. Eppure Num 9 è speciale, particolare di cui ci si accorge subito. Lui è Emak Bakia, l’ex-chitarrista dei disciolti Migala (che, ricordiamolo, hanno fatto la storia del folk indipendente spagnolo nientemeno) messosi in proprio. The Glow Worm’s Resistance l’album uscito dopo un anno abbondante tra scrittura e arrangiamento.
Pubblicato per Acuarela lo scorso dicembre (del 2006) e ora disponibile in Italia via Audioglobe (da poco distributrice dei dischi della preziosa etichetta madrilena), il disco nasce e si consuma nel segno del cuore e dei tumulti dell’anima. È indiepop a tratti dance, ultratech e ricco di sfumature al laptop, ma a marchiarlo a fuoco è una voce. Prendete Perfect in apertura, la caratteristica dream song del nostro: un battito biologico-sintetico scandisce il tempo, una chitarra neworderiana inizia ad accarezzarlo, poi Bakia intona le strofe in un misto di coolness e slaking, Ronald Lippok e Lou Reed. Il feeling è immediato e proprio grazie al taglio della voce, e ai testi che pure meritano una scorsa, c’è sempre una tensione papabile nelle canzoni, tra amarezza e invettiva politica nel singolo A Giant Step (occhio al video su YouTube, idea semplicissima ma efficace), oppure attraverso la critica sociale di Poema De La Resistencia.
Num 9 pare un Casiotone più romantico nei toni ma più tagliente nei testi ( Foreign City ), un aspetto che contrasta e assieme bilancia l’incastro elettro acustico, s’inserisce amabilmente nei territori più houseggianti (The Dream) e non dimentica il sapore ispanico (sotto forma di field recordings e chitarra spagnola). Prendete poi un piccolo classico à la New Order ibizenchi come The Wait (hammond, cassa dritta e effetti), oppure una chicca epoca Technique firmata A Foreign City e lo spessore cresce ancora. Saranno 37 minuti, ma ne valgono tutti la pena.
(7.0/10)