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Mick Harvey – Two Of Diamonds (Mute / EMI, maggio 2007)

di Giancarlo Turra

Si compie un errore sottovalutando Mick Harvey, trattandolo alla stregua dei numerosi “cattivi semi” che negli anni hanno scortato il peregrinare di Nicholas Cave. Premesso che ognuno di loro ha lasciato, chi più e chi meno, una traccia importante e che gli ottimi Grinderman rivelano un Nick più collaborativo di quanto si credesse, giova sottolineare che - laddove Blixa fu un braccio adeguatamente “sinistro” - il più quieto Mick rappresentava di certo il destro. Quello riflessivo e razionale, cioè, volto a ponderare e pesare mosse e dichiarazioni mentre ostenta un poliedrico talento strumentale e interessi artistici multiformi. Nel suo secondo lavoro solista vero e proprio in un decennio buono - da computare due tributi a Serge Gainsbourg e una sfilza di colonne sonore - Harvey si affida ancora principalmente all’altrui penna, e tuttavia l’insieme, invece di risentirne, ne esce rafforzato.

La (sporca) dozzina di brani qui contenuti è difatti esemplare nel raccontare un artista maturo, che va oltre il sideman di lusso o il mero interprete con poco da aggiungere. E’ in sostanza un passo avanti notevole rispetto al già buono One Man’s Treasure del 2005, nonché la sua cosa migliore con le personali riletture del repertorio di “Gainsbarre” proposte su Intoxicated Man. Stilisticamente non prospetta alcunché di inatteso Two Of Diamonds per chi s’è accompagnato, oltre che a Re Inkiostro, anche ai Crime And City Solution: canzoni d’autore che portano in spalla la tradizione senza farsi schiacciare, intrise di folk e country e blues.

Agili nel loro transitare da un Cohen seduto sulla “Mercy Seat” (Little Star) a frequenti sospensioni degne di un Hazlewood in formtao chansonnier (Sad Dark Eyes, strepitosa; la mesta Here I Am), meglio se attraverso una briosa Out Of Time Man dei Manonegra che, nella collisione tra The Passenger e Love Me Two Times, sostituisce il lungo Senna con deserti Go-Betweens. Slow Motion Movie Star e il gospel bianco Everything Is Fixed potrebbero appartenere al più tragico Lanegan e nessuno avrebbe a che ridire; Home Is Far From Here porta Dylan in punta di piedi verso Morricone, tratteggiando insieme a Blue Arrows – breve dipanarsi tra pop tinto di jazz e contenuto melodramma – i momenti migliori della raccolta. Che è, l’avrete afferrato, una delle migliori in ambito di rock “classico” ad aver visto la luce nel fin qui piuttosto mediocre 2007. E ciò, si badi, a prescindere dall’identità dell’autore originario.

(7.4/10)

 

  • rock d’autore
  1. Photograph
  2. I Don't Want You On My Mind
  3. Sad Dark Eyes
  4. Here I Am
  5. Blue Arrows
  6. No Doubt
  7. Everything Is Fixed
  8. Walk On The Wild Side
  9. Little Star
  10. Slow Motion Movie Star
  11. Out Of Time Man
  12. Home Is Far From Here