
Ci sono volti che guarderesti senza mai stancarti. Volti che raccontano storie come libri. Volti che vivendo si sono meritati un impalpabile appeal di carisma. Il volto di Annie Anxiety Bandez è uno di questi. Lo sguardo ti fulmina immediatamente anche se arriva da una malconcia jpeg in bassissima risoluzione e non ha l’eyeliner a mettere in evidenza. Dal vivo probabilmente Annie trasforma le persone in pietra e ipnotizza gli astanti con mezzo sorriso. Lei è una che ha scritto ormai un voluminoso capitolo nella storia segreta dell’arte made in New York. Un curriculum che alla voce “spiriti affini con cui si è collaborato” elenca gente come Current 93, Coil, Crass, Adrian Sherwood, Kid Congo Powers, Larry Tee, Wolfgang Press, Nurse With Wound, Bim Sherman, e tanti altri ancora… Insomma il profilo della dark lady che per prenderti per le palle non ha bisogno di fare mossette o scoprire due cm di pelle.
Con il pericolo però di giocare sempre sulla linea di confine che separa l’attore dal personaggio. Esattamente il carattere che alberga nelle canzoni di questo Songs From The Coal Mine Canary ultimo nato nella discografia di Annie e primo concepito nell’accogliente casa Durtro Jnana di David Tibet. A dare una mano ci sono “Sua Onnipresenza” Antony e Joe Budenholzer già in Backworld e Small Creatures. Le stilosissime ballad di Annie, che sanno tanto di torch songs anni ’30 quanto di notturno cantautorato jazz stanno sempre lì, tra la suggestione e la maniera, tra lo standard e l’azzardo. Antony lungi dall’aiutare a muovere in direzioni più avventurose affoga tutto nella consueta melassa mélo dei Johnsons.
Annie dal canto suo se non è diventata la preferita di David Lynch è solo perché la sua voce non è che sia straordinaria, ma con delle corde vocali più potenti, come quelle di Julee Cruise per esempio, il regista di Velluto Blu avrebbe adorato e utilizzato in qualche suo film. Un disco che sa di maniera ma che si lascia sentire senza noia per tutta la sua durata. Probabilmente appartiene alla categoria delle cose che migliorano invecchiando e non mi stupirei se fra 30 anni, in occasione della ristampa con bonus e outtakes, il me stesso del 2037 si sperticasse nelle lodi iperboliche che si conservano solo per i classici inattaccabili.
(6.5/10)