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Les:Petits:Enfants/Terriblez – Self Titled (Mizar / Audioglobe, marzo 2007)

di Stefano Pifferi

Inizia con un deviante mammuth noise-rock l’omonimo esordio dei lombardi LPET. Robotici, squadrati, alieni ed alienati, si presentano come una sorta di Devo ipercinetici cresciuti nel Lower East Side newyorchese d’inizi anni ‘90. Al secondo pezzo però l’atmosfera cambia drasticamente: voce pulita e non più effettata, basso rotondo, chitarra in libertà e su tutto un fantasma radioheadiano che echeggia in forme più liberamente noise.

Apparentemente un semplice caso di sdoppiamento della personalità musicale; in realtà la naturale coabitazione dei diversi background dei quattro componenti del gruppo, apparentemente combattuti tra efferatezze squisitamente noise (con puntate quasi cyber-core) e evoluzioni sonore più intimamente rock. Quando la fusione riesce (Land Of Peaches), beh, c’è di che stare allegri: indie-rock robotico e straniante, dancey nelle ritmiche senza essere per forza p-funk, noise nei volumi e nel trattamento delle corde, alieno nell’uso di elettronica povera e vocoder. Quando invece non si materializza, l’impressione è quella di aver messo tanta (troppa?) carne al fuoco tra rifferama industrial primi anni ‘90, accenni slintiani e censurabili recitativi en français sopra le righe, su cui aleggia un continuo déjà-vu citazionista.

Un tipico errore da disco d’esordio, ma non irrimediabile. Ad arrivare alla sufficienza contribuiscono però due pezzi come Pnx Vol. 2 e The Cake in cui mettono in luce rispettivamente la loro devastante potenza di fuoco e il grado di paranoia semi-strumentale.

(6.0/10)

 

  • arty noise-rock
  1. Superdance
  2. The Day Before The Crash
  3. Jeunesse
  4. No, Martina
  5. Land Of Peaches
  6. Invitation Au Voyage
  7. Pnx Vol. 2
  8. Concept
  9. Vampyroteuthis Infernalis
  10. You Know Nothing You Know
  11. The Cake
  12. Teatro Dell’Aqva