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Komputer - Synthetic (Mute, 16 agosto 2007)

di Edoardo Bridda

I Komputer non fanno mistero della loro fede indefessa per i Kraftwerk. Loro stessi dichiaravano nel 1998 che l’unico modo per contrastare lo strapotere degli Oasis era quello di formare una band che tornasse a far sognare gli amanti del synth-pop german-britannico. Erano tempi non sospetti: il primo album atterrava quell’anno, giusto prima del ritorno Ottanta di inizio Duemila e antecedentemente, nella decade del Brit Pop, soltanto gli Elecktroids si erano genuflessi al Kling Klang con tanta devozione.
Anche all’interno di uno stesso idioma, le differenze tuttavia non mancavano: rispetto all’esordio di quest’ultimi (Elektroworld uscito peraltro un anno dopo), il sound dei Komputer si caratterizzava per la fascinazione futurista/costruttivista piuttosto che per la componente elettrica-robotica (divulgata in modo massiccio dai Daft Punk). Dunque più un affare di Sputnik e macchine da calcolo che un’attitudine cartoon autoironica.

L’attuale Synthetic,album di ritornoproprio alle sonorità dell’esordio The World Of Tomorrow, di ironia infatti non è ha per nulla, anzi, l’estetica rimane la medesima in risposta/fusione alle sonorità rinnovate del rientro in studio dei Mannequins di Düsseldorf. Non sorprende trovare Sir Eno e più indietro sua maestà Stockhausen tra le influenze dichiarate piuttosto che Gary Numan e i suoi anthem techno-adolescenziali, eppure parliamo pur sempre di pop. Pop song depurate della cupezza synth fine Settanta, a tutto favore dell’indietronica leggera della laptop music ma – tocca dirlo - senza catchyness (il singolo deboluccio Like A Bird).

Al massimo del loro potenziale, i Komputer potranno anche venir scambiati per gli originali (in versione Duemila chiaramente), ma più propriamente viene da pensare a un disco di bastard pop Tarwater (Headphones and Ringtones un semiplagio) versus The Man Machine (Blakie), pure quando le toste sperimentazioni come Gloopy, Rain o l’appropinquarsi a una teoria di trancedub in Synthetik aprono interrogativi sulla bravura inespressa appieno dal duo.

Rifare i Kraftwerk oggi è un’impresa fattibile: basta partire da una scrittura solida. Questo sistematicamente lo dimenticano tutti. Un consiglio per chi – come pochi - non posa: l’ultimo Righeira. C’è della farina propria nel sacco. (5.0/10)

 

Genere: Kraftwerk, indietronica
  1. International Space Station
  2. Headphones and Ringtones
  3. Breathing
  4. Like a Bird
  5. Synthetik
  6. Blackie
  7. Rain
  8. Gloopy
  9. Tokyo (we want to go to)
  10. Satin traffic
  11.  Liquid Gold
  12. What We Do