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Kalabrese – Rumpelzirkus (Stattmusik, maggio 2007)

di Marco Braggion

Il personaggio che ha cambiato le sorti del black-pop negli anni ‘90 (tra gli altri) è stato Tricky; poi, come tutte le stelle, si è spento in mille progetti e personalità disturbate. Ogni tanto qualcuno raccoglie i suoi spunti e li rivede, tenta di rappezzarli in maniere consone allo zeitgeist. Kalabrese (aka Sacha Winkler) ci prova in questo suo debutto, mascherando il tentativo di riappropriarsi dell’eredità del maestro dietro a una coltre di electro post-2K funkeggiante di chiara provenienza chill-out.

Il dub/rocksteady si fonde con il funk e con la tradizione jazzy della F-Communications in tutto il disco: downtempo rilassante nell’eccellente apripista Oisi Zukunft, il richiamo all’electrodavis nella bluesissima Auf Dem Hof, il ricordo (ormai quasi d’impiccio dopo le sfuriate LCD Soundsystem) dei Talking Heads in Hafenlied e in Hide, easytronica da spiaggia caraibica in Body Tight.

Il ragazzo di Zurigo costruisce un bel paesaggio di deep-minimal-soul rallentata, come ci piaceva qualche anno fa nelle compilation post-K&D della !K7. Un disco ben prodotto, featuring azzeccati e una tecnica ritmica assestata. I lati negativi sono la mancanza di singoli da brivido e la prolissità insensata di troppe tracce. Attendiamo che il giovane prenda sul serio la missione e che si stacchi definitivamente dalla defunta e impolverata afro-lounge dei ‘70.

(6.0/10)

 

  • electrojazzfunk downtempo
  1. Oisi Zukunft (feat. Da Mega)
  2. Not The Same Shoes (feat. Kate Wax)
  3. Aufm Klo
  4. Deep
  5. Hide (feat. Guillermo Sohyrha)
  6. Heartbreak Hotel
  7. Hou Anthem
  8. Lose My Chair
  9. Auf Dem Hof
  10. Hafenlied
  11. Body Tight