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Jack Peñate - Matinée (Rougn Trade / Self, 5 ottobre 2007)

di Antonio Puglia

Abbiamo già assistito al passaggio di Arctic Monkeys, Jamie T e Larrikin Love, arrivando all’inevitabile conclusione che la nuovissima generazione di kids inglesi – classe ’85-’86 – ci ha messo veramente poco a trovare ed eleggere i suoi portabandiera, a ragione o a torto. Uno come Jack Peñate, però, ci mancava. Ventidue anni, origini spagnole, faccia pulita, voce d’angelo dagli occhi blu e Telecaster à la Billy Bragg pronta a far fuoco, non si vergogna di citare fra le sue influenze primarie Prince, Todd Rundgren, JJ Cale, Hall & Oates. Matinée ci sbatte in faccia il suo personalissimo blend fra soul bianco, leggero leggero e con inflessioni nettamente eighties (ai confini del mainstream), e il rockabilly-punk scatenato dei cugini Artici, virato pericolosamente Housemartins (Torn On The Platform, Spit On Stars). Interessante, divertente, spassoso.

Ma più che un gigione o un adolescente fluorescente, Jack è soprattutto un romanticone, che non teme a fare sfoggio dei cromosomi miserabilisti Morrissey / Brett Anderson che ha impressi nel DNA (Learning Lines, When We Die); per fortuna, la giovane età lo salva dall’apparire irrimediabilmente patetico. Anzi, siamo convinti che il suo talento sia fresco e genuino, senz’altro autentico rispetto a quanto c’è in giro fra i nuovi songwriter albionici. A fronte di un debutto un po’ troppo monocorde, però, il rischio reale per Peñate è di trovarsi immediatamente intrappolato nel suo stesso clichè. Vedremo.

(6.7/10)

 

  • rockabilly, pop, indie
  1. Spit At Stars
  2. Got My Favourite
  3. Have I Been A Fool?
  4. Torn On The Platform
  5. Learning Lines
  6. Run For Your Life
  7. We Will Be Here
  8. Made Of Codes
  9. My Yvonne
  10. Second, Minute Or Hour
  11. When We Die