
A proposito di questa band milanese al debutto, torna parecchio comodo il "metodo" Music Map: immaginateli a galleggiare in mezzo a Placebo, Afterhours, dEUS e Muse, e ve ne sarete fatti un'idea, malgrado tutti i distinguo del caso (come in ogni caso che si rispetti). Tra questi, il principale riguarda senz'altro la voce di Fabrizio Pollio, autore di tutti i testi nonché principale artefice delle musiche: una specie di Rotten da operetta, saturo di tormenti noir fumettistici, totalmente scevro d'ironia (graziaddio) a meno che non si voglia intendere ironico tutto l'ambaradan. Ma, francamente, non mi sembra. E' semmai un delirio artsy, lucido e ingenuo, isterico e impetuoso, un crogiolo che non fa molto per non sembrare virtuale, ostinatamente "altro" rispetto alla realtà che lo affligge. Una messinscena insomma, il costrutto mentale di ragazzi con poca voglia di adeguarsi alla normalità. I quali, alle prese con “barockismi” tutto sommato risaputi, tentano di esacerbare l'espressività, imbizzarrendosi psych e wave, tagliuzzando il groove con gli affilati svolazzi del violino, riuscendo infine - quasi disperatamente - a proporre una calligrafia abbastanza peculiare.
Certo, manca un po' di maturità, o se preferite l'asciuttezza del vissuto, qualcosa insomma che renda maggiormente credibili elucubrazioni come Il testamento di un pagliaccio o China sulla fine del mondo o Morgana dorme, anche se quest'ultima potrebbe benissimo diventare la loro Dentro Marilyn. Un po' come Commedia noir e L'inquietudine di Babi ammiccano rispettivamente le radioheadiane Exit Music e Creep (unplugged la prima e vitaminizzata la seconda).
Ci sono altri distinguo da fare, in occasione dei gorghi post-punk di Pelle liscia (rigurgiti PIL in emuslione !!!) e dell'acme psychico conseguito nella conclusiva Nerabile (i CSI in acido bagno funk). Episodi, questi, che più degli altri suggeriscono interessanti sviluppi futuri.
(6.6/10)