
La Grande Madre Russia e il nuovo mercato globale. Michail Bulgakov e Victor Pelevin. Josif Stalin e Vladimir Putin. G.I.Gurdjieff e Michele Strogoff. Rocky Balboa e Ivan Drago. Coca Cola e Vodka. Folk ed elettronica. E potremmo continuare così… Il mondo musicale di Gultska Artikler è un’articolata matrioska dove un elemento genera il suo opposto, dove il riso diventa pianto e viceversa e dove tutti questi fattori trovano una loro casuale collocazione nel surrealismo sproporzionato del disegno generale. Dietro la sigla in questione si nasconde un genietto moscovita di nome Alexey Devyanin, che ha evidentemente il gusto per le associazioni inusuali, per il collage dadaista e per il surrealismo spontaneo delle fiabe nate dal folklore. Kasha Iz Topora è un concept album che ruota intorno ad una storia scritta da un suo amico e basata su una favola popolare sovietica, che viene riportata nel booklet del disco, ma purtroppo scritta esclusivamente in russo. Dovrebbe trattarsi della storia di un uomo con un’ascia che cucina del porridge volante. Qualcosa forse di non troppo distante dal pasticciere trotskista di morettiana memoria, ma qui molte cose sembrano accadere intorno all’uomo con l’ascia, perché il disco è come una soundtrack con un umore costantemente mimetico e cangiante. Non c’è un minuto che sia uguale all’altro in questo articolato pastiche, in cui elettronica e folk si stringono in un abbraccio così stretto che pare indissolubile. Difficile anche citare un episodio specifico. Salta all’orecchio giusto la bellissima krovinka moya su cui appare l’ugola metafisica di Kristin Evensen Giaever già collaboratrice dei Deaf Center (a quando un suo lavoro solista?). Questo disco non fa sconti e non vuole paragoni. E’ un film. Uno dei più strani che abbiate mai visto (e sentito).
(7.3/10)