
Poetic screamo a-go-go per i nuovi album di due giovani gruppi italici.Dal versante est urlano i Gerda: feroci e rabbiosi i 4 di Jesi, tornano - a due anni dal debutto omonimo - con un album che è, se possibile ancor più polemico e duro. 7 brevi pezzi allora, 7 brevi pezzi per un assalto deflagrante di suoni e parole, urla ed assalti sonici che lascia inebetiti. Sangue che gronda a fiumi dagli strumenti, voci rauche e strozzate, alienazione e disperazione. Ma anche perizia strumentale, passaggi chirurgici, intersezioni chitarra/basso. È un muro compatto e refrattario quello dei quattro (Compagnucci dei Sedia è al basso) che non conosce ostacoli e non fa prigionieri, anche se alla fine del tunnel una apparente piccola luce sembra vedersi (Vendicare Questo Orrore).

Dal versante occidentale (Pisa) rispondono i Violent Breakfast e la risposta non poteva essere più fragorosa. A dire il vero in Nient’altro Che Tempo qualche lieve momento di pausa in più c’è e la tensione sembra allentarsi: il trombone post che contrappunta *, gli atmosferici intarsi arpeggiati che fanno spesso capolino (Una Scatola Piena Di Inverno), ma soprattutto i lampi di lirismo da struggersi dentro (Sahara, Gocce Di Infanzia). Poetici e strazianti, ma anche malvagi e spietati i Violent Breakfast perpetuano quell’onda di disperato lirismo hc da sempre presente nel sottobosco italiano.
Tutt’e due i dischi sono delle coproduzioni a più mani tra varie etichette (Wallace, DonnaBavosa, Gaffer, Shove, Sons of Vesta, ecc.) a dimostrazione della coesione e unione d’intenti all’interno della inesistente “scena”.
(7.0/10)