
Pensate ad un cantante che vorrebbe essere Jeff Buckley calato in un contesto prog-epic-metal alla ultimi Tiamat. Ok, chi soffre di orticaria è avvertito!
I Gazpacho rubano il moniker da una canzone dei Marillion (l’orticaria avanza…) e provengono dalla Norvegia, Oslo per la precisione. Questo è il loro nuovo disco e confessiamo (vantandocene pure un po’) di non avere ascoltato alcunché prima di Night. È un concept (sono o non sono neo-progger della peggior specie…) incentrato sul sogno e sfaccettature dello stesso. Tastiere epiche e chitarre elettriche nerborute, voce languida e tutto, diciamo tutto ad hoc: cambi di tema a mo’ di suite fantasy, arrangiamenti pastorali (chitarrine acustiche, flauti) e tedio da vendere.
È un concept sul sogno, e infatti poco dopo mi ritrovo dormiente sul divano, vinto. Mi sveglio e il disco è finito. Il sogno si è avverato. Finalmente.
(4.5/10)