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Flap – A Poor Story (In The Bottle Records, dicembre 2006)

di Fabrizio Zampighi

Quando un'immagine vale più di cento parole. Basta la copertina di questo A Poor Story - a firma Littlebrown - per farsi un’idea della musica contenuta: un’armonia di colori pastello tra l’azzurro e il verde, delicata come un sussurro, placida come l’erba accarezzata dal vento, tenera come lo sguardo stranito di un cucciolo, fluida e naturale come l'acqua che scorre. Dateci pure dei rammolliti, accusateci di aver ceduto alla goffaggine mollacciona dell’età adulta e di aver dimenticato che il rock è soprattutto ribellione: non cederemo di un millimetro. Non vi permetteremo di infierire in alcun modo su questi sette strumentali post-rock nella forma ma non nell’anima - quella, al massimo, sta dalle parti dei Neu! -, né su chi li ha fatti nascere strimpellando una chitarra in delay, un basso e una batteria.

Originari di Padova e titolari della In The Bottle Records - neonata etichetta che pubblica, tra l'altro, anche il disco in oggetto -, i Flap arrivano al secondo episodio sulla lunga distanza decretando il successo di uno stile fatto di scambi “sensibili” e beat appena accennati (l’iniziale Igor), malinconie soffuse (‘700 ), screeplay onirici (Mexico), rare ruvidezze (Mai Visto!!! e Liberty). Un suono immediato, diretto, quasi logico se ci passate il termine, capace di affascinare - ne sanno qualcosa Paolo Iocca e Marcella Riccardi dei Franklin Delano, qui chiamati a prestare la propria opera in un paio di brani - e di rasserenare l’anima.

(7.1/10)

 

  • post rock
  1. Igor
  2. '700
  3. Mexico
  4. Liberty
  5. ///0\\\
  6. Specchiodacqua
  7. Mai visto!!!