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Fish Of April - Violet Pharmacy (Seahorse / Goodfellas, 2007)

di Fabrizio Zampighi

Cos'è questa Berlino primi anni ‘80 che esce dalle casse? Riducendo il tutto ai minimi termini e considerando le assonanze cromatiche, verrebbe da chiamarla new wave, anche se la media dei suoni contenuti nel disco e il sonno agitato che li attraversa suggerirebbe immagini di tutt'altra specie. Nello specifico Ian Curtis imbottito di oppiacei, Lou Reed stretto in qualche lucido abitino in latex, i Pavement headliner a un funerale (Namid Grey), Aidan Moffat intento a lucidare le scarpe a punta del Nick Cave pre-Bad Seeds (Lautarj e Rockmaster). Musica torbida e scheletrica con cui non è facile scendere a patti, un rock cupo e visionario ricco di entusiasmi al Valium, partorito sotto la Cortina di Ferro (Distant Way), scosso da un battere inespressivo, martoriato da un cantato senza grazia.

Sgrammaticato e lancinante come soltanto alcune opere prime sanno essere, Violet Pharmacy descrive il mondo a tinte forti di Alessio Pinto, “giornalista, scrittore accanito scommettitore, trascorsi in galera e poco altro”. Un mondo in cui il cuore diventa un percuotere lontano ma pressante di tamburi, l'anima una chitarra affascinata dal lato oscuro della forza, i nervi pulsioni indecifrabili e filastrocche ipnotiche, il cervello un basso che gira in tondo. Il tutto sparato lì, disadorno, essenziale, quasi introspettivo, senza fondamenta certe né riparo sulla testa. Uno scenario urbano squallido e puzzolente che all'inizio spaventa, ma che col trascorrere dei minuti viene quasi da chiamare “casa”. (6.8/10)

 

  • new wave
  1. Distant Way
  2. Ancus Martius
  3. Extraordinaire
  4. Ian Hungar
  5. Desert Quiet
  6. Namid Grey
  7. Falbrav
  8. Lautarj
  9. Electrocutionist
  10. Gentlewave
  11. Rockmaster
  12. Balabiot