
Siamo fieri di annunciare il debutto degli alfieri del grott-rock, già segnalati in un We Are Demo di qualche tempo fa. Seppure sotto l'egida Creative Commons, questo mini album - dal titolo, al solito, in reverse - è un passo vero e proprio nei ranghi dell'ufficialità, affrontata dal trio romano col consueto glamour deragliato & avariato. La scaletta è una raffica breve di incubi garruli, di spasmi nonsense e sarcasmo nervoso. Non cambiano i nomi e i numi di riferimento. Siamo cioè dalle parti di un funk-psych-wave capace di mischie CCCP nei fanghi acidi Grandfunk serializzati Devo (Sopraleonde), di gighe acide come un Rino Gaetano fatto di benzedrina sull'Interstellar Overdrive (Scale mobili), di soul colti da metastasi kraut-psych come potrebbe Jim O'Rourke dopo un trip zappiano (Cippah), di marcette electrowave dadaiste e striniti singulti funk come una joint venture tra Skiantos, RUNI e Marta Sui Tubi (Volareueb, La danza delle incomprensioni).
Poi ci sarebbero tutti i risvolti esistenziali e sociopolitici dietro la cortina fumogena grottesca, culminanti nelle esilaranti ovazioni da taverna tributate ai luminari del pensiero quali Newton e Darwin, allarmata facezia contro le insidie portate dai famigerati "disegni intelligenti" e altre consimili amenità. Ma con questi effetti collaterali ognuno se la sbrighi in proprio. C'è questa proposta sonica interessante cui raccomandiamo più intensità, augurandole fortuna.
(6.7/10)