
Adesso la notizia può essere resa ufficiale: il nuovo Eldorado del rock europeo è stato recentemente individuato nei pressi della capitale nordica Copenhagen. E’ lassù, attorno a quella striscia di terra fredda in mezzo al mare che ultimamente si stanno concentrando sforzi e attenzioni di addetti ai lavori e stampa specializzata. Anche qui, come è buon costume in una scena musicale in febbrile fermento che si rispetti, le band durano il tempo di una bevuta dopo la sala prove, ci si scambia i musicisti, si collabora con creatività a moltitudini di progetti e non mancano prezzemolini che possano vantare collaborazioni trasversali con più di metà dei gruppi del giro.
Proprio di una collaborazione occasionale a cura di uno di costoro è frutto il progetto a nome Dragontears. Lui è Lorenzo Woodrose e per l’occasione ha preso a prestito alcuni dei propri fidi scagnozzi dalle band con in milita abitualmente (Baby Woodrose e On Trial), per una sessione defaticante in studio buona per scaricare le tensioni accumulate con le registrazioni dell’ultimo disco della sua band ufficiale.
Prende così forma questo dischetto niente male, nato da lunghe jam session ma che finisce per contenere prima di tutto canzoni.Un bell’esempio di psichedelia di oggidì, che non si fa mancare niente: tra eteree ballate (Microdot), tastiere vintage (il Farfisa di Borderline), lunghe jam in odore di drone (Doors Of Prescription) e un pezzo in lingua danese (Hobitten’s Drøm) è proprio un bel sentire.
Speriamo solo che non si debba assistere al saccheggio della scena danese come avviene di consueto quando viene circoscritto un simile fenomeno, tale o presunto che sia.
(6.7/10)