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Burning Star Core – Blood Lightning (No Fun Productions, marzo 2007)
Religious Knives – Remains (No Fun Productions, marzo 2007)

di Antonello Comunale

Parlavamo della sigla No Fun pochi mesi fa, in occasione dell’uscita del doppio DVD contenente le gesta del festival noise di Brooklyn. No Fun è ora anche un viatico discografico per le malsane pulsioni sonore di alcuni dei soggetti più freak (out) della scena underground americana. Burning Star Core al secolo C. Spencer Yeah è un colto furbacchione che decide volutamente di tuffarsi nella discarica per rinascere a nuova vita. La sua musica ricorda le installazioni d’arte contemporanea fatte con i materiali di scarto. Nel caso specifico feedback e drones sono gli elementi di cui si serve per affrescare desolati panorami urbani. A dispetto del contesto, nella maggioranza dei casi, le arcate di suono reiterato che progetta hanno anche diverse qualità musicali che si prestano al piacere dell’ascolto. Non è Prurient per intenterci. Di fatti viene sempre ficcato nel calderone del free noise contemporaneo ma se ne distanzia puntualmente. Anche questo disco, in assoluto uno dei suoi migliori, vive dello stesso equivoco. Basta però lasciarsi trascinare dalle mareggiate di feedback mandato in loop, dalle reiterazioni manipolate fino alla caricatura (A Curse On The Coast sembra in tal senso un pezzo dei primi Swans rallentato fino all’eccesso) e dalle urticanti pianure di noise che anziché fare male causano assuefazione (i 13 minuti e passa di The Universe Is Designed To Break Your Mind), che lo rendono, in questo, molto simile a certi Double Leopards.

Proprio questi ultimi sono poi la radice forte che alimenta gli autori dell’altra uscita della No Fun Productions, i Religious Knives. Il legame è diretto perché due terzi della band, Maya Miller e Mike Bernstain, vengono proprio da li. Completa il trio Nate Nelson dei Mouthus. Se i Double Leopards non dovessero fare più dischi sarebbe una brutta perdita. A maggior ragione che fino ad ora la maggioranza delle filiazioni prodotte, Zaimph e GHQ per esempio, sono sempre valse il prezzo del biglietto.  I Religious Knives però mi sembrano di gran lunga i migliori. Di fatto tutta l’urticante foresta di drones e note sostenute che alimentava la musica dei Leopardi qui viene cancellata in partenza. I tre si lasciano inghiottire senza paura in lunghissimi e allucinati corridoi di esoterismo kraut, con tanto di organo e vocalizzi lugubri con la Miller impegnata ad esorcizzare il demone di una Nico andata completamente a male. Remainsraccoglie le principali tirature limitate pubblicate negli ultimi due anni e li riunisce nel primo disco vero e proprio. Davvero encomiabili per il cuore (nero) rétro che gli fa battere i polsi.

(7.5/10)

 

  • noise, drone rock
Burning Star Core
  1. The Universe Is Designed To Break Your Heart
  2. A Curse On The Coast
  3. Deaf-Mute Spinning Resonator
  4. The Universe Is Designed To Break Your Mind
  5. 10-09-04 Horrible Room, Lexington KY
Religious Knives
  1. Bind Them
  2. Electricity and Air
  3. Blackbird
  4. Wax and Flesh
  5. The Train