
Debutta per l'etichetta salentina 11-8 Records il progetto Black Zone Ensemble, creatura concepita da Daniele Miglietta, musicista, produttore e DJ votato al nujazz e alla latin house passando da chill out e lounge, insomma quella roba da camera di decompressione per cervelli stremati dalla fatica del troppo vivere contemporaneo che faccio fatica ad impazzirci però non disdegno, soprattutto quando sono buoni i livelli di cura e convinzione (la "vision" sonora). Come in questo caso, dove appunto la compenetrazione di fregole bossa, ambient, electro e soul-jazz conduce dalle parti del sollucchero inquieto, un danzereccio virtuale che accompagna e blandisce ostentando una vena d'inquietudine per ogni tessitura catchy, arguti fraseggi di piano e tastiera (rigorosamente vintage) a ravvivare il fragrante automatismo dei groove, vampe di tromba (in Fire Dance) e sax (sentitevi l'assolo in Exister) quali opportuni sbalzi umorali.
Al microfono si alternano ben quattro gentili vocalist: una disinvolta Stefania Di Pietro (già con Nicola Conte), la svizzera Nathalie Claude (che sprimaccia soul nell'ambient-funk di Give Me A Sign), Valentina Grande col suo agile piglio bossa (in Al Centro De Cuba e Luna Magica) e soprattutto una Violet Sol che spande guizzanti ricami, evanescenze e turgori in ben sette tracce (ragguardevole nella reverie wave-bossa che risponde al nome di Sudbahnhof Train). Degni di nota senz’altro anche gli episodi strumentali, palpitanti di umori world (la conclusiva Mediterranea) e acidule reminiscenze jazz-rock (l'intrigante Unreality Forest).
Nulla di nuovo per chi si è già seduto un milione di volte al tavolo del café con Thievery Corporation, Tosca, Zero 7 e - perché no? - Everything But The Girl, ma il piglio e le capacità messe in gioco meritano una certa considerazione.
(6.9/10)