
Il suo pseudonimo è uguale al titolo di un brano di Nick Drake. E già questo gli fa guadagnare un punto nella graduatoria delle nostre preferenze. La sua voce ricorda quella di Devendra Banhart. E anche questo è un buon lubrificante per il giusto fluire delle nostre emozioni. E poi le sue sono belle canzoni. Che non è certo un aspetto da sottovalutare. Lui si chiama Fabio Parrinello. Il suo soprannome è Black Eyed Dog. Il suo disco s’intitola Love Is A Dog From Hell.
Biografia curiosa, quella di Parrinello. Nato nel ’79 a Varese, passata l’adolescenza si trasferisce prima ad Olympia, nello stato di Washington, dove vivrà per tre mesi, e poi a Los Angeles per altri quattro mesi. Poi il passaggio a Londra (quattro anni, durante i quali sarà attivo in diverse band alternative) ed infine lo sbarco a Palermo. E tutti questi spostamenti sembrano rispecchiarsi nelle tracce dell’album. Che, sia detto per inciso, suona maledettamente bene. Nel senso di armonico, maturo, adulto. Un prodotto che, per come è confezionato e per cosa ha confezionato, è solido e competitivo nei confronti dei suoi diretti concorrenti a stelle e strisce.
La voce straordinaria di Parrinello s’inerpica in soluzioni ora calde e raspose, ora tenui e sussurrate. Come un Tom Waits apparentemente pacificato con i propri demoni o un Bonnie “Prince” Billy dalle corde vocali ancora più commosse e commoventi. Un neo folk dalla struttura variabile - chitarra, pianoforte e sintetizzatore a contendersi l’onore di duettare con le strofe dei brani - e dalla forte intensità. Black Eyed Dog scava nei sentimenti e colpisce al cuore. E mentre evoca la sua personale luna rosa - Careless - noi ci struggiamo di emozioni e malinconie.
(7.2/10)