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Bettye LaVette – The Scene Of The Crime (Anti / Self, 28 settembre 2007)

di Giancarlo Turra

Ne avrebbe ben donde, la signora LaVette, di volgersi al proprio passato e piantare un vero “hell”, come del resto recitava il titolo del suo disco/capolavoro vecchio ormai di due anni. Cantante dalle corde ruvide ma seriche, assaporò successi a 45 giri nella prima metà degli anni Sessanta per vedersi cancellare nel 1972,  dall'Atlantic - all’ultimo momento e senza spiegazioni - l’lp d’esordio Child Of The Seventies; dovrà pazientare un decennio tondo per il debutto e un nuovo millennio per la riesumazione del primo disco vero e proprio. Fato ingiusto che definire canaglia è un eufemismo, ma siccome a volte il tempo si ricorda della galanteria e le donne sanno tener duro, la Nostra ha visto smuoversi negli anni recenti un po’ di interesse attorno. Alla Anti hanno infine deciso di investire in lei e il resto, se avete un minimo di interesse per l’universo della musica nera, l’ avrete mandato come minimo a memoria.

Il “ritorno sulla scena del crimine” non vale quanto il predecessore e neppure potrebbe, essendo quello un probabile attimo irripetibile, tuttavia si esprime con eloquio sicuro e fermo, padroneggia carisma e personalità in modo efficace. Subentra a Joe Henry la leggenda dei Muscle Shoals Spooner Oldham, impegnato alle tastiere e nel coordinare gli impeccabili Drive By Truckers. Fatti due conti, sapete cosa attendervi dalla diecina di brani proposti: soul di parentado sudista, intinto nel country e più che in passato propenso a impennate rockiste. Ciò che Tina Turner sarebbe potuta essere se si fosse circondata dalla gente giusta, solo molto meglio. Carnale, sensuoso, meditativo, mesto, il disco si propone tenacemente partecipato: nulla conta il fatto che Bettye attinga nuovamente da altri autori per la compatta scaletta.

Li fa subito suoi e per sempre, i brani, che siano firmati da Willie Nelson o da Elton John, raccontando un po’ di sé: puntate l’esortazione Somebody Pick Up My Pieces eretta su cuore in mano, piano e fantasmatica slide (formula ribadita con successo dal commiato I Guess We Shouldn’t Talk About That Now), l’uno-due caloroso di Choices e Jealousy, la polemicissima autobiografia Before The Money Came. Non bastasse, abbandonatevi a Talking Old Soldiers, stanza rinfrescata del Tropicana Motel abitato da un giovane Waits. Non ha dimenticato i suoi trascorsi poco felici, Bette LaVette: ne ha fato materia di splendida musica. Come non esserle grati? (7.5/10)

 

soul
  1. Take Me Like I Am
  2. Choices
  3. Jealousy
  4. You Don’t Know Me At All
  5. Somebody Pick Up My Pieces
  6. They Call It Love
  7. Last Time
  8. Talking Old Soldiers
  9. Before The Money Came
  10. I Guess We Shouldn’t Talk About That Now