
Lo ammettiamo: di fronte all'esordio discografico di Ben + Vesper non sappiamo che pesci pigliare. Sarà forse per la musica o per quel non so che di snob che si coglie nell'andatura svogliata della voce, per i suoni lontani o le melodie sgangherate, ma l'impatto iniziale ci lascia piuttosto confusi.
Ci affidiamo allora a note biografiche e credits, per scoprire che lui+lei hanno finito per collaborare quasi per caso - “Fate allowed them to tunnel right into each other, which gave them quite a start” scrivono sul sito ufficiale - e vantano tra gli ospiti di questo All This Could Kill You un certo Sufjan Stevens. Il che ci porta a sospettare che il crooning annoiato di Ben - una sorta di via di mezzo tra un Jarvis Cocker con l'influenza e i Cousteau dopo una cura dimagrante - e il backing vocals di Vesper non siano soltanto quello sfogo epidermico senza soluzione di continuità che sembravano di primo acchito.
Scopriamo anche che a leggere un po' più in profondità, il continuum indistinto che sullo sfondo fa da contraltare alla voce - in primo piano ci sono costantemente batteria, chitarra e piano - è in realtà frutto di un apporto strumentale degno dei migliori songwriters, nutrito a suon di fisarmonica, archtop, basso, tastiere, marimba, banjo, oboe e armonica. Un'opulenza di dettagli mascherata da impeto lo-fi che ben si adatta ai tempi lenti della scrittura e serve a cesellare, a riempire gli spazi, a donare ai vari episodi le sfumature necessarie. Episodi che nello specifico giocano tra divertissement folk riconducibili a dei Kings Of Convenience tirati su a Big Mac e Pepsi (An Honest Bluff), intimismo depresso di scuola americana (Carnaval e Force Field), psichedelia acustica (8 Mo e Live Free Or Try) e atmosfere notturne (Nite Walker).
(6.9/10)