
Bark Bark Bark è una one-man-band formata da Jacob Cooper, un giovanissimo cultore di un’estetica sci-fi fatta di mostri, puttane, fantasmi, dragoni e bizzarrie varie. Ciò è quanto questo statunitense di Tucson, Arizona, riporta sul proprio MySpace. Di ciò non ce ne interesserebbe affatto, se non fosse che proprio di tale estetica sono impregnati i testi delle sue canzoni. Ma non solo: anche la musica sembra richiamare strane atmosfere spettrali. Ecco così svelato il contesto immaginifico di Haunts, debutto assoluto del Nostro.
L’album è composto da quattordici episodi tanto ironici quanto schizofrenici che difficilmente oltrepassano i tre minuti esistenziali. Quindi sostanzialmente pop; ma un pop malato, deviato: suonato con sintetizzatori, beat e laptop e farcito occasionalmente da strumenti più tradizionali come chitarra, batteria e piano. I richiami musicali più evidenti sono quelli a Beck (Some Time) e a LCD Soundsystem (Brand New Shoes), ma anche a certe stravaganze tipiche di Of Montreal, Architecture In Helsinki e (perché no) Xiu Xiu. Però, con tutto rispetto, la proposta di Bark Bark Bark è di una piattezza e superficialità lontane anni luce dai gruppi succitati. Ciò non è da interpretare obbligatoriamente come un difetto. Anzi, proprio questo non prendersi sul serio unito a una capacità immediata di trovare gioiose melodie accattivanti fanno sì che l’album risulti essere una bizzarra ma contagiosa parentesi. Basta essere avvisati. La profondità musicale risiede da tutt’altra parte.
Da ascoltare con ironia. Anzi con spettrale ironia. Magari il prossimo Halloween sapremo che mettere nel lettore.
(5.7/10)