
“Impara l'arte e mettila da parte”. Chissà quante volte deve esserselo ripetuto Brian Christinzio prima di incidere un disco come Blink Of A Nihilist. Prima di perdersi in una topografia musicale, che tra falsetti e decorazioni di pianoforte, elaborati arrangiamenti d'archi e varietà stilistiche quasi stordenti, fa la corte ai Beach Boys di Pet Sounds, cita l'onnipresente Burt Bacharach, raccoglie l'eredità dei Love - se non nei suoni, di certo in alcuni passaggi melodici -, rimesta nel calderone del pop ricavandone, a seconda dei casi, umori magniloquenti e toni dimessi.
Tipo strano il Nostro, capace di farsi ritrarre sulla pagina relativa di My Space circondato da un gruppo di Oompa Loompa e nel medesimo istante portato ad enfatizzare sul sito ufficiale un processo di scrittura che mira a creare il disco pop perfetto. Una silhouette un po' goffa e dal profilo rotondeggiante che racchiude creatività e stranezze, follia e lungimiranza, sussurri infantili e i desideri inespressi di un direttore d'orchestra col vizio dell'eccesso.
A titolo d'esempio basti Soy Tonto, in cui gli accenti sudamericani posti in apertura trovano il modo di trasformarsi in pop dalle trame intricatissime; Lord I've Been On Fire,da cui emerge prepotente la lezione di Brian Wilson con in più un gusto piccante per il ritmo; The 22 Skidoo, perennemente in bilico tra rivestimenti in damasco da club a luci rosse e Beatles. Psichedelia spicciola e backing vocals chiudono il cerchio (Officer Down e Grey Young Amelia), consegnando alla storia l'ennesimo crooner autarchico e particolarmente dotato - immaginate un Sondre Lerche con uno spiccato senso dell'umorismo e una fantasia fuori dall'ordinario - capace di complicarsi la vita con una musica domestica e inafferrabile, grandiosa e particolareggiata.
(7.4/10)