
Lo ammetto, di questo emerito sconosciuto non sapevo nulla, nemmeno l’esistenza fin quando non l’ho apprezzato nell’ultimo lavoro di Takagi Masakatsu, Air’s Note. E lì ci sono cascata come un’allocca. Mi sono lasciata abbindolare da una bella voce soul messa ancor più in risalto dalle pastose e seducenti trame sonore del visionario nipponico. La mia curiosità a quel punto è come impazzita e una volta scoperta l’uscita di questo quarto album a nome Aqualung mi ci sono fiondata. Ahimé, in realtà ho preso solo una gran botta, come quelle classiche scene da film in cui hanno appena svuotato la piscina e c’è l’idiota di turno che, inconsapevole, ci si butta a pesce.
Ecco, con Memory Man è più o meno andata così. Che poi, tanto sconosciuto questo Matt Hales non lo è se pensate che tutti (si, tutti!) lo abbiamo ascoltato inconsciamente nella pubblicità della Beetle della Volkswagen e che addirittura la Tate Modern Gallery di Londra si è interessata a lui. A conti fatti, però, le tracce di questo disco non contengono altro che un pop un po’ brit e un po’ no, che fa il verso all’epicità degli U2 ultimo periodo (già scarso di suo), mentre sorseggia tè pomeridiano con i Coldplay (in Cinderella potete sentire sia gli uni che gli altri, a voi la scelta), salvo poi aggrapparsi a qualche innocua ricercatezza elettronica simil Radiohead per cercare di darsi un tono (dice persino di ispirarsi a Cornelius… mah), con un falsetto che prova ad avvicinarsi a Yorke, ma proprio non ce la fa (e figuriamoci se gli accostamenti a Buckley Jr, come letto da qualche parte, ci possono stare…).
Insomma, in questo caso stare qui a snocciolare brani mi pare davvero irrilevante. Mi chiedo però come mai con un simile potenziale radiofonico il ragazzo non abbia ancora sfondato nel lussureggiante mondo del mainstream… i misteri della discografia, ma rimango fiduciosa.
(5.0/10)