
E’ definitivamente l’epoca delle ristampe e dei box. Se qualcuno ancora si sta chiedendo come si può combattere il p2p e la piaga del download e come risposta si dà quella di mettere filtri, chiavi di arresto, password e guardie di finanze in stato d’assedio permanente, beh… ho proprio idea che sia la risposta sbagliata. Chissà perché è sempre una piccola e battagliera minoranza a scegliere di puntare sulla qualità dei prodotti. Ci vogliono troppa fatica e troppa passione probabilmente, ma sono requisiti che la piccola etichetta inglese Rroopp ha fatto propri e si vede, si sente, ma soprattutto si tocca con mano. Maneggiando questo sbalorditivo box in 3 cd con voluminoso e pregevolmente impaginato libretto, che va a fare il paio con quello che loro rilasciarono un annetto fa su Yellow6, uno si domanda chi mai possa preferire un grappolo di megabyte al famoso “oggetto disco”. E il discorso si allarga a tutti i box e alle ristampe che stanno progressivamente invadendo il mercato di questi tempi e che se fatti con passione e raziocinio, valgono sempre l’acquisto. Il download non può minimamente bastare in questi casi. Tolta di mezzo questa parentesi pedagogica, bacchettona e orrendamente retorica mi vedo costretto però ad entrare in topic per produrmi in lodi massicce e incondizionate a favore di uno dei piccoli grandi culti della scuola anni ’90 della Bristol cosmica, gli indimenticati Amp di Richard Walker e Karine Charff.
C’erano anche loro tra Flying Saucer Attack, Movietone, Crescent, primi Third Eye Foundation. Anzi sono stati una componente fondamentale di quella scena, finendo con l’essere messi in ombra dai principali portabandiera. Ma come in ogni scena che si rispetti, all’epoca si conoscevano tutti e si intrecciavano tra di loro. Il nucleo primordiale degli Amp addirittura risale ai misteriosi The Secret Garden che covavano al loro interno tutto quello che sarebbe venuto e avrebbe fatto parlare poi della Bristol cosmica, quella che nelle cronache musicali viene sempre ricordata come la scena di Bristol messa in ombra da quella trip hop. Ma di tutto il lotto, gli Amp rimangono ancora oggi quelli più fieramente sganciati dal pianeta terra. Con loro non si tratta nemmeno di poggiare i piedi sulla crosta lunare e piantare inutili bandiere bensì di lasciarsi andare alla deriva nel cosmo più nero, mantrico, esoterico e allucinogeno. Una musica che è come la cronaca di un quasar che esplode rilasciando i suoi frammenti all’infinito. E cosa dire della voce di Karine Charff? Autentica sirena dello spazio profondo, che farebbe deragliare anche il più avveniristico degli Ulisse. A ragion veduta i vecchi lavori, di cui mi preme ricordare almeno il primo disco su Kranky, Astralmoonbeamprojections, non rendono completamente l’idea così come fa questa tripla raccolta, che mette in serie 38 canzoni tra demo, versioni alternative, brani mai pubblicati, brani irrintracciabili, brani fuori stampa, brani perduti in varie compilation, tutto ovviamente e rigorosamente rimasterizzato per l’occasione. Il replicante Roy Beatty direbbe di loro che hanno visto cose che noi umani non potremmo mai immaginare. Ora però questo box si incarica di non disperdere questi ricordi come lacrime nella pioggia.
(8.0/10)