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Amon Tobin – Foley Room (Ninja Tune, 5 marzo 2007)

di Marco Braggion

Una giornata di nebbia londinese, entrare in un club e non pensare, non vedere che luci e suoni, essere una macchina danzante. Queste le visioni e le sensazioni sulla pelle dopo l’ascolto del nuovo disco del maestro del trasformismo di casa Warp.

Ricordando il 2006 come anno di profondi mutamenti, di electroshifting e di esplosione dei sobborghi dark nel dubstep mutante, la palette sonora di Amon Tobin non ci sorprende più, abituati come siamo al contaminato, all’ibrido e indefinibile sounding object, sempre più organico, incarnato in protesi sintetiche che ci accompagnano e ci definiscono. Dal math-hop deviato e saldamente ancorato agli anni 90 di Adventures In Foam (con il moniker Cujo) al jazz nu-bossa ‘do it yourself’ di Bricolage, il DJ brasiliano ha poi puntato su una mutazione più dark e oscura (Supermodified) che è esplosa nella colonna sonora di Splinter Cell. L’ossessione per il sampling non sembra abbandonare il nostro, tanto che il nuovo disco utilizza in gran parte suoni concreti che provengono dalla strada. Concréte music per il nuovo millennio? 
Se il sampling richiama la tradizione del GRM di Risset, non mancano le novità e le sorprese sul versante compositivo, sulla capacità di controllare l’overload di informazione che da un momento all’altro sembra scappare ed esplodere in mille pezzi deformati: il nostro music jockey di fiducia ci spiattella in faccia la sua maestria deforme costruendo castelli darkstep pieni di zombi ululanti (Kitchen Sink), ninne nanne industrial-melò (Esther’s), inni post-trip-hop apocalittici (Big Furry Head), singoli hip-pop degni del miglior Beck anni 90 (Always); si permette la ballata con organetto psichedelico tra DJ Krush e i Portishead (Straight Psyche), riporta in vita gli archi post-Björk (At The End Of The Day) e infine ci fa stare dentro anche il Kronos Quartet in salsa retro (Bloodstone).
Questo disco è una sintesi di tutto quello che si respira nella decadenza elettronica di inizio secolo, un’esperienza da ascoltare con pazienza, una notte nebbiosa in cui è sconsigliato uscire fuori di casa: quando meno ce lo aspettiamo qualcuno può ferirci con un gesto, con un particolare, con un’occhiata. Le ferite si sentono a freddo, come acido che corrode lentamente. State attenti.

(7.3/10)

P.S.: Il CD è accompagnato da un breve ma interessante DVD che documenta il processo di mixaggio e postproduzione delle fonti sonore nelle Foley Room (gli studi in cui vengono registrati gli effetti sonori per i film) a Montreal, San Francisco e Seattle.

  1. Bloodstone (feat. Kronos Quartet)
  2. Esther’s
  3. Keep Your Distance
  4. The Killer’s Vanilla
  5. Kitchen Sink
  6. Horsefish
  7. Foley Room
  8. Big Furry Head
  9. Ever Falling
  10. Always
  11. Straight Psyche
  12. At The End Of The Day