
Naïve e giocosa, la musica per found objects e strumenti inventati degli Alog, trova con il quarto capitolo inedite vie di fuga dalla propria maniera. Il duo norvegese costituito da Espen Sommer Eide e Dag-Are Haugan mette da parte l’algida perfezione del digitale per aprirsi a soluzioni inedite, continuando in modo più radicale il percorso già inaugurato dal precedente Miniatures Per concepire la musica di quest’album i due se ne sono andati in giro con Nicholas H. Møllerhaug, Nils Økland e Sigbjørn Apelanda registrando nelle location più impensabili e costruendosi degli strumenti ad hoc, salvo poi assemblare il tutto in studio, con un procedimento di vero e proprio montaggio sonoro. Son Of King apre con una melodia diafana e un po’ demente che fa tanto Robert Wyatt in versione robotica. Si prosegue con un gamelan acustico e dinoccolato (A Throne For The Common). Le costruzioni più informali e free abbondano, così come l’uso smodato di strumenti acustici dall’atmosfera un po’ esotica. In un paio di brani sembra di star ascoltando i Sun City Girls (The Learning Curve, Exit Virtuoso). Insomma, eccone altri due che non si trovano più a loro agio nella fredda geometria del beat e cercano vie di fuga nei suoni acustici. Si diceva dell’elettroshifting. Un nome da aggiungere al teorema.
(6.8/10)