
Alex Delivery non è un maliardo indie rocker della cordata Jagjaguwar. Alex Delivery è piuttosto un quintetto di New York che potrebbe aver affidato la produzione del proprio album a lui, il fantomatico eccentrico da cameretta del caso. Il risvolto è tosto, imprevedibilmente prevedibile in strutture cosmiche e cacofoniche, schizzate e narcolettiche. Se vogliamo levarci la voglia, i cinque suonano come un ensemble post-rock chicagoano sotto acido muriatico, gli Xiu Xiu remissati da Ariel Pink, la lezione dei Neu! rivista da Casiotone For The Painfully Alone.
Non fatevi ingannare dall’unicorno da pittore della domenica in copertina (o dell’ingrato impaginato à la prog group dei Settanta) per mano di Marika Kandelaki (membro della band), la tracklist alterna suite di oltre nove minuti a minutaggi brevi dal bricolage elettronico: cuore indie-pop e skin intercambiabili tra kraut, glitch e avanguardia. Komad, per dire, è una stordente suite da cameretta che attraversa indenne momenti avant-pop, stasi robo-minimal e disco sperimentale à la Arthur Russell (come dire anche i Residents che rimettono mano al musicista), Scotty è un valzer dell’assurdo tra rumorismi jap e folklore morriconiano.
È pur sempre la melodia il fil rouge, ma immancabilmente la passione sposa suite indie-troniche come Milan che declina un pop à la The Sea And Cake (in versione elettronica) all’autobahn Neu! per l’ignoto, oppure Sheath-Wet in sviluppo sinfonico.
Provate a immaginate il catalogo Morr rivisto da un corriere cosmico e farcite d’elettronica povera, effetti e effettini e avrete, più o meno, Alex Delivery. Un lavoro, si diceva, tosto ma che nasconde momenti di puro trasporto e notevole dettaglio sonico. Se volete ascoltarlo ora (gratis) qui c’è il link. Se amate l’approccio ve lo porterete probabilmente a casa. (7.0/10)