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Airportman – Rainy Days (Lizard / Audioglobe, giugno 2007)

di Stefano Pifferi

I quattro aeroportuali piemontesi propongono come da titolo una musica da giorni di pioggia e lo fanno con la non comune capacità di toccare le corde più sensibili dell’ascoltatore. Musica in punta di strumento che per semplificare definiamo post-rock, ma che è ben lungi dall’essere la semplice riproposizione di quei suoni che nel decennio scorso fecero gridare alla ennesima morte (o rinascita, che è la stessa cosa) del rock.

Colonna sonora immaginaria ed ideale per brumose giornate nella pianura dell’Oltrepò, concentrato di emozioni sussurrate per autunnali tramonti, Rainy Days esalta le doti strumentali del quartetto disegnando lande di quiete ora folky, ora indie, ora al limite del cantautorato afono. C’è infatti molto della musica che hanno (e abbiamo) amato negli ultimi anni nelle frecce di quest’album: melodie soffocate e desertiche ambizioni, echi sognanti e umorali di Smog e The Paper Chase, paesaggi acustici amplificati da glockenspiel e fisarmoniche, lievi increspature elettroniche, struggenti e funeree nenie (October, una delle vette dell’album).Ma è la maturità dei quattro nel saper coniugare questi linguaggi verso un mood intimo e personale, uggioso al limite del malinconico a far propendere l’ago della bilancia a favore di Rainy Days.

(7.0/10)

 

  • post post-rock?
  1. Awakening
  2. Reflecting
  3. No Care
  4. Heavy Keys
  5. Journey
  6. Don’t Look For Me
  7. Belonging
  8. Eve
  9. October
  10. Don’t Know Why
  11. Don't Be Amazed